Chi sono

“Imprenditori si nasce” dice qualcuno.

Io preferisco dire che “imprenditivi” si nasce e Imprenditori (uso la maiuscola non a caso) si diventa grazie agli insegnamenti di chi ha già fatto impresa e alle lezioni apprese sul campo.

 

Anche quando facevo il commerciale e il manager la mia natura da imprenditivo mi ha sempre spinto a non accontentarmi, a considerarmi come una start up che affronta il mercato con entusiasmo.

Mio padre:
il mio primo grande esempio

Nasco in una famiglia di umili origini: padre operaio in un’azienda americana e madre casalinga. Mio padre ha sempre cercato di garantire a me e ai miei fratelli un’istruzione adeguata, facendo degli enormi sacrifici.

Il suo primo grande insegnamento: il potere della perseveranza. Lui aveva uno scopo. Voleva che i suoi figli avessero un futuro più “facile” del suo e ha fatto di tutto per realizzare questo desiderio. Da lui ho imparato che, anche se non ne hai le possibilità tecniche ed economiche, quando vuoi veramente fare una cosa, puoi riuscire a sopperire a ciò che ti manca con le tue idee e la forza di volontà. In questo modo puoi raggiungere gli obiettivi ti sei dato.

Il secondo insegnamento è stato: “pensa in grande”. Non aveva le competenze per andare oltre nel suo lavoro, eppure era convinto che avrebbe potuto conquistare il mondo nel settore del commercio ortofrutticolo. Insomma, mio padre mi ha insegnato a sognare. Questa sua abilità nell’immaginare, nel vedere in maniera prospettica, non la teneva per sé, ma riusciva anche a trasferire la sua visione agli altri: in primis a tutta la famiglia. Era bravo a far visualizzare il risultato, anche solo ipotizzabile, alle persone con cui parlava. E questa capacità l’ha trasmessa anche a me. Le persone lo seguivano perché era bravo a coinvolgerli ed era un uomo di cui ci si poteva fidare. Nel mio vissuto, di Luigi bambino e poi adolescente, mio padre è stato il primo esempio di business trend setter con cui ho avuto l’onore di confrontarmi.

La mia prima esperienza
in un business liquido

L'inzio

Nel ’94 ero agli ultimi esami di commercio internazionale e mercati valutari quando è sopraggiunta la morte di mio padre. È stato un cambiamento improvviso e doloroso. Ho interrotto gli studi per iniziare a lavorare, ma non avevo esperienza nel settore in cui operava mio padre e così ho deciso di cominciare da zero in un altro settore. Ho aperto con mio fratello un piccolo negozio in cui assemblare computer. Erano gli anni in cui nella mia zona erano davvero in pochi a fare questo lavoro. Mi sono presto accorto, però, che era un mondo in cui servivano ingenti capitali. Chi aveva più soldi, poteva acquistare più materiale con conseguente maggiore capacità di negoziazione. Io, insomma, ero una pedina sulla scacchiera del mercato. Ho cominciato, così, a guardare ai settori dove non servissero grandi capitali ma soft skills in grado di anticipare i trend. Un giorno su una rivista lessi un articolo che parlava di un business che permetteva di moltiplicare i guadagni.

La crescita

È stata una sorta di folgorazione e da lì è cominciato tutto. Ho iniziato a lavorare nel campo del network marketing, un’opportunità di business che non necessariamente poteva garantirmi il successo, come diceva il titolo dell’articolo, ma che mi ha garantito in poco tempo di ottenere un reddito mensile che non mi sarei mai aspettato. Ero così entusiasta da essere contagioso, da riuscire a convincere le persone ad entrare nel medesimo business ed è in questo modo, con questa passione, che sono riuscito ad acquisire tante competenze, a formarmi, fino e crearmi un primo team di migliaia di persone.

Molti oggi dicono che il network marketing sia il business del futuro. E io sorrido pensando che negli anni ’90 capii che si trattava di trend da cavalcare.

La creazione di imprese innovative
cavalcando nuovi trend di mercato

  • Come networker ottenevo buoni risultati, ma non ero soddisfatto. L’azienda per la quale lavoravo non era mia e io volevo realizzare qualcosa che fosse mio. Così in quegli stessi anni, insieme ad Alberto Graziano, ho fondato “Target comunicazione”, società attiva in quelli che all’epoca erano i settori con maggiori prospettive di crescita: internet e comunicazione.

  • Nel ’98 sono entrato nel settore delle telecomunicazioni, grazie anche alla liberalizzazione del mercato di quegli anni. In poco tempo, abbiamo attivato oltre un milione di contratti telefonici.

  • Nel 2003 sono stato tra i fondatori di Key21 S.p.A., insieme ad altri soci e manager con cui ho condiviso un percorso imprenditoriale, che ha portato questa società ad essere leader in Italia nella vendita delle utilities, come telefonia, elettricità, gas, pay tv, carte di credito e debito. In 10 anni abbiamo attivato oltre tre milioni di clienti. 

  • Forte delle esperienze fatte e della mia idea sui settori che più avrebbero trainato l’economia negli anni successivi, ho fondato diverse start up che hanno contribuito alla nascita di Microbees e Easycloud. Ho cominciato, così, ad interessarmi di sharing economy, IoT e datacloud.

Business trend setter

Sono arrivato così ai miei 50 anni. A 50+1 inizia la mia nuova vita, per i prossimi 50 anni. Si, per i prossimi 50 anni, perché no? Voglio mettere a frutto tutto quello che ho imparato partendo da zero. So cosa significa fare il commerciale, perché l’ho fatto, so come fare il manager, perché l’ho fatto, so cosa significa fare impresa e trovarsi davanti a miliardi di difficoltà e superarli, perché l’ho fatto. Tutto questo è un bagaglio che mi serve a dire “adesso inizio”.

Ed è, infatti, un nuovo inizio, perché si può partire a 50 anni con un nuovo progetto, con tutto il bagaglio di esperienza, la stessa voglia di imparare, di crescere e di stupire di un ventenne. L’età è solo un aspetto mentale, un numero sulla propria carta d’identità. Oggi posso dire di essere un business trend setter che guida imprenditori e aspiranti tali alla scoperta di nuove opportunità di business che possano migliorare la qualità della vita di tutti.

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